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Carceri Minorili: Altro Che ‘Mare Fuori’

Di Luca Giordano

‘Mare Fuori’, la fortunata serie Rai, ormai arrivata alla quinta stagione (registrando ogni anno un pubblico crescente di spettatori) che ha come protagoniste le storie di ragazzi finiti nel carcere minorile di Napoli (prendendo esempio da quello di Nisida) per i crimini commessi.

Sovraffollamento carceri minorili

Nella serie televisiva (con una trama che dopo cinque stagioni non ha più niente da dire) più che in un carcere sembra di stare in una casa vacanze, dove ragazzi e ragazze hanno il tempo d’innamorarsi e di far l’amore senza essere sorvegliati da nessuno e dove le risse tra i detenuti finiscono sempre con poche gocce di sangue cadute a terra e con le guardie carcerarie che senza sforzo riescono a far tornare tutti tranquilli, riportando i detenuti in cella senza problemi.

La serie è vista moltissimo dagli adolescenti, ragazzi che se soprattutto provengono da delle realtà difficili possono credere che dopo un atto criminoso arrivi loro questa specie di vacanza dove si può pure trovare l’amore.

La realtà ovviamente e ben diversa come ha espresso l’Associazione Antigone (che si occupa di garantire diritti nel sistema penitenziario, promuovendo una pena che sia in linea con il dettato della Costituzione) che ha denunciato il sovraffollamento delle carceri minorili italiane, soprattutto dopo il ‘Decreto Caivano’ firmato da questo governo nell’estate del 2023 (dopo gli abusi di gruppo ai danni di due minorenni) col quale è stata allargata la lista di reati per cui si finisce in cella senza troppi problemi.

Le numerose associazioni presenti nelle tante galere sparse per l’Italia, organizzazioni che dicono da anni ormai che con la sola detenzione non si recupera nessun ragazzo, aggiungono che senza attività da svolgere e mestieri da imparare per crearsi un futuro al di fuori delle sbarre, il problema ‘criminalità’ non si risolve, così come non s’arriva a soluzione mediante l’aumento vertiginoso di psicofarmaci che sono somministrati ai ragazzi che finiscono per dormire tutto il giorno.

Se il numero dei detenuti cresce sempre più, quello degli agenti penitenziari è costantemente in calo, per cui questi ultimi faticano a calmare le tante risse (aumentate negli ultimi anni), come quella del carcere Beccaria dell’aprile 2024, durante la quale sono stati feriti in maniera seria tredici agenti.

Ciò che si respira nelle carceri minorili italiane è un clima assai teso e problematico, dove i musical non sono all’ordine del giorno.